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ECO LIFESTYLE

DA QUEST’INVERNO, SCALDIAMOCI D’AMORE

Stiamo crescendo, stiamo evolvendo, stiamo migliorando. Come donne, soprattutto.

Una maggior consapevolezza, autonomia e libertà di pensiero, sta portando grazie al cielo noi donne a capire che ci può essere una bellezza consapevole. Una bellezza sostenibile. Cominciamo a capire che, se la bellezza ha un prezzo, noi quel prezzo non lo vogliamo pagare e preferiamo, invece, sentirci belle per ciò che siamo. Naturalmente.

E se pensavamo che indossare la pelliccia di animali d’allevamento, che hanno vissuto ( si fa per dire!) una vita di maltrattamenti, ci renda più belle, grazie al cielo oggi stiamo capendo che quella pelliccia non ci rende più belle, ma solo molto crudeli.

E se è vero come è vero che la moda da tendenza, allora accogliamo a braccia aperte le campagne di recente abbracciate da molte case d’altra moda, appunto, che varano il trand “Fur Free”.

Per molti anni il rapporto tra noi e gli altri esseri viventi del pianeta è stato dominato dal loro sfruttamento, per sopperire ai nostri bisogni personali, non solo alimentari. Eppure tutto ciò sta cambiando. In molti iniziano a chiedere l’abolizione delle pelli e delle pellicce nel campo tessile, dell’abbigliamento e accessoristico. E, nonostante ci sia ancora chi non vuole aprire gli occhi e ritrovarsi faccia a faccia con l’orrore dei grandi allevamenti per pellicce, i grandi marchi iniziano a rispondere positivamente al grido d’aiuto del pianeta Terra e di tutti i suoi abitanti, pelosi e non.

Sono soprattutto i giovani ad essere più attenti al momento dello shopping. È subentrata una consapevolezza e una voglia di conoscenza che prima non esisteva. Nessuno si domandava da dove provenisse un determinato capo di abbigliamento o quanti animali abbiano sofferto per farci essere alla moda. Ora in molti hanno una coscienza planetaria, che li porta a fare acquisti consapevoli e a stare attenti alle esigenze non solo dell’essere umano, ma dell’intero pianeta e di tutti i suoi abitanti.

Forse indagare la ragione per cui questo accade non ci interessa nemmeno così tanto. Quello che ci interessa è il risultato. Perché è un risultato che ci piace e che sposiamo.

E se apriamo gli occhi ed allarghiamo lo sguardo ci rendiamo conto di come vi sia oggi, in modo sempre più crescente, la possibilità di vestire alla moda, pur con soluzioni di abbigliamento ed accessoristica che non prevedano lo sfruttamento di animali.

In prima linea nella battaglia contro lo sfruttamento  degli animali nel mondo della moda c’è la LAV (Lega Italiana Anti Vivisezione). Sul suo sito è possibile trovare tutti i marchi fur free e la spiegazione di come fare acquisti consapevoli.

Per capire il lavoro di ogni singola azienda si utilizza il Rating Aff, il quale indica il livello di “rinunce” fatte dai marchi di capi di abbigliamento.

V: niente pellicce;

VV: niente pellicce ne piume;

VVV: niente pellicce, piume, pelle e seta;

VVV+: niente pellicce, piume, pelle, seta e lana.

Ma la battaglia della LAV va oltre. Nonostante l’adesione di molti marchi, l’obiettivo è l’abolizione a livello europeo di tutti gli allevamenti per la produzione di pellicce. Ad aver aderito sono già stati Austria, Belgio, Croazia, Lussemburgo, Olanda, Repubblica Ceca, Slovenia, Regno Unito. La Danimarca, ha invece vietato i soli allevamenti di volpi. Bosnia, Macedonia, Serbia e Norvegia, hanno  sottoscritto leggi che entreranno in vigore dal 2025. Altri paesi hanno fissato dei parametri da rispettare, per tenere sotto controllo gli allevamenti, sono Spagna, Germania, Svizzera e Svezia.

In Italia, infine, esiste una proposta di legge, ma questa è ferma da anni.

Non è semplice diventare completamente Animal Free, raggiungere il Rating Aff VVV+, ma in molti ci stanno provando almeno partendo dalle pellicce.

Ci sono moltissimi grandi nomi che hanno scelto di diventare fur free: Gucci, Armani, Versace, Hugo Boss, Burberry, Michael Kors, Furla, Diane von Furstenberg, ecc.

Per quanto ci riguarda, speriamo che sia solo l’inizio di una nuova era (non di un trand di moda!): l’era del rispetto nei confronti di tutti gli esseri viventi.

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